La mappa della città morta (eNewton Narrativa) (Italian Edition) by Stefano Santarsiere

La mappa della città morta (eNewton Narrativa) (Italian Edition) by Stefano Santarsiere

autore:Stefano Santarsiere [Santarsiere, Stefano]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788854190344
pubblicato: 2016-02-24T23:00:00+00:00


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Aveva nascosto l’oggetto nella capanna.

Al primo momento utile chiese di parlare con il capo villaggio, dal quale ottenne il permesso di organizzare una spedizione. Trascorse le successive due settimane a cercare partecipanti e scoprì che non era per niente facile. Tutta la sua smania era riemersa di colpo, e i kalapalo avevano cominciato a riservargli gli stessi sguardi diffidenti che aveva conosciuto durante i primi giorni nel Mondo. Alla fine, l’archeologo trovò disponibilità nel giovane Uriùn – un diciottenne che sperava di conoscere ciò che esisteva fuori dal villaggio e in qualche occasione aveva confessato di sognare la fuga – e in tre uomini più anziani che miravano soprattutto a cacciare le scimmie bianche.

«Mi organizzai come ai bei tempi», sogghignò Lilino a quel punto del racconto. «Cibi nutrienti e ben conservati ed equipaggiamento leggero. Alle armi pensarono i kalapalo. All’occorrenza le avrebbero utilizzate molto meglio di me».

«Tracciai il percorso in direzione di una dimora nascosta dagli alberi di cui mi avevano parlato gli anziani del villaggio. Dalle descrizioni sembrava proprio la casa rurale raggiunta da Miguel João Santana e questo alimentò la mia determinazione. Approfittando della resistenza e dell’abitudine a marciare nella foresta dei miei compagni di spedizione, calcolai di anticipare almeno due giorni sui dieci stimati di marcia. Alla fine raggiungemmo il posto in sette giorni in totale. E lì capii che in tutto quel tempo, da quando sei mesi prima ero stato attaccato dai morcegos fino a quello stesso istante, ero stato vicinissimo al compimento del mio destino».

La casa si trovava in un altopiano molto poco accessibile, non lontano dalla Serra do Roncador. Il luogo consisteva in una lunga costruzione colonica a due piani, costruita con la stessa pietra basaltica del planetario, piuttosto ben conservata benché in gran parte nascosta dalla vegetazione.

«I kalapalo erano inquieti, dissero che quello era territorio nemico e che il luogo ispirava pensieri cattivi. Incurante di quei timori, avanzai verso la casa, con le gambe che mi tremavano e la gola secca. Ero sicuro di essere al cospetto di una testimonianza oltoleca, altrettanto significativa del planetario. Poi i miei occhi caddero su un ramo spezzato. Mi bloccai quando scorsi sulla destra delle foglie calpestate. Chinandomi per osservare meglio, notai che da quel punto si diramava una fila di orme ben impresse nel fango. Non erano tracce di piedi scalzi, come mi sarei immaginato, essendo nel cuore del territorio dei morcegos. Erano impronte di scarpe. Feci cenno agli indigeni e ci nascondemmo dietro una macchia».

Erano stati preceduti. Una decina di uomini si aggiravano intorno alla casa. Avevano improvvisato un accampamento sul versante opposto a quello in cui era giunta la spedizione di Laurenzi, posizionato cavalletti per macchine fotografiche azionabili con radiocomandi. Uno di loro aveva una videocamera e un altro prendeva appunti seduto sul terreno.

«E sulle camicie vidi stampato il logo della emmg», rivelò Laurenzi. «Ma ebbi la netta impressione che non fossero lì per il petrolio e nemmeno per il caucciù». L’archeologo aggrottò la fronte. «Erano lì per gli Oltolechi».

Spiarono gli uomini della emmg



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